Di Antonio Valente, mental coach e fondatore di Protocollo 27.
Per diventare mental coach occorre imparare a condurre una conversazione utile, trasformare un obiettivo in azioni osservabili e verificare ciò che succede tra una sessione e l’altra. La formazione serve a costruire queste competenze; la pratica con feedback permette di capire come le stai applicando.
Il punto di partenza è il tipo di lavoro che vuoi svolgere. Vuoi accompagnare un professionista nell’organizzazione delle sue attività? Integrare competenze di coaching nel tuo ruolo? Lavorare con gli atleti? Una scelta precisa ti aiuta a valutare programmi, docenti e occasioni di pratica.
In questa guida trovi un percorso per orientarti, con domande da portare a una scuola e una scheda per preparare le prime esercitazioni. Se il tuo interesse è già rivolto agli atleti, approfondisci anche come diventare mental coach sportivo.
1. Definisci il lavoro che vuoi imparare a fare
“Aiutare le persone” esprime una motivazione. Per progettare una formazione serve renderla concreta: chi vuoi affiancare, su quale obiettivo e in quale contesto?
Puoi partire da una frase come questa: “Voglio accompagnare professionisti che faticano a dare continuità a un progetto, aiutandoli a definire priorità e azioni settimanali”. È un esempio di posizionamento, non una promessa di risultato.
Poi descrivi una possibile sessione: che cosa vorresti capire all’inizio? Quale scelta dovrebbe poter compiere il cliente alla fine? Come controllereste insieme l’utilità del lavoro? Se non sai rispondere, hai già individuato alcune competenze da sviluppare.
2. Impara i confini del ruolo
Una formazione di coaching deve rendere chiaro anche quando una richiesta esce dal tuo ambito. Nel percorso di coaching descritto qui si lavora su obiettivi, comportamenti, decisioni e continuità nell’azione. Un corso per mental coach non sostituisce i requisiti previsti per esercitare come psicologo o psicoterapeuta. Le attività della professione psicologica sono definite dalla legge 56/1989.
Nella scelta della scuola, cerca risposte pratiche: come viene chiarito il perimetro al cliente? Come si riconosce una richiesta che richiede un altro professionista? Come si interrompe o si riformula un’attività che non si è preparati a svolgere?
Questo criterio conta anche se possiedi già un titolo professionale: devi sapere in quale ruolo stai operando e comunicarlo con chiarezza.
3. Cerca competenze che puoi osservare
Le qualità personali aiutano, ma un programma formativo deve permetterti di esercitare comportamenti precisi.
| Competenza | Come riconoscerla durante una prova |
|---|---|
| Ascolto | Sai restituire la richiesta del cliente e verificare di averla capita |
| Domande | Esplori prima di suggerire; eviti di guidare la persona verso la risposta che preferisci |
| Obiettivi | Distingui il risultato desiderato dalle azioni su cui il cliente può intervenire |
| Struttura della sessione | Concordi un tema, lavori su quello e chiudi con un passo concreto |
| Feedback | Descrivi ciò che hai osservato senza etichettare la persona |
| Verifica | Rivedi gli impegni presi e adatti il lavoro in base a quanto è successo |
Per esempio, “voglio essere più costante” è ancora generico. Una conversazione può aiutare il cliente a scegliere quando svolgere una determinata attività, quale ostacolo prevedere e come registrare ciò che riesce effettivamente a fare. Il piano deve restare una scelta del cliente.
4. Valuta il corso con domande precise
Prima di iscriverti, chiedi il programma e confronta i corsi sugli stessi punti:
- Quanti incontri sono live e quanto durano? Il materiale registrato è indicato separatamente?
- Quante persone partecipano e come viene distribuito il tempo di esercitazione?
- Chi osserva la tua pratica e quale feedback ricevi?
- Come vengono valutate le competenze alla fine del percorso?
- Quale supporto è previsto dopo la formazione, per quanto tempo e su quali attività?
- Chi rilascia gli eventuali titoli e quali condizioni devi soddisfare?
La parola “riconosciuto” da sola non chiarisce il valore di un titolo. Occorre identificare l’ente, il documento rilasciato e il suo ambito. Per esempio, ASI compare nell’elenco degli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI. Questo dato riguarda ASI: non equivale a un’abilitazione statale per qualsiasi attività chiamata coaching.
5. Organizza la pratica e il feedback
All’inizio è utile lavorare su obiettivi circoscritti e proporzionati alla tua preparazione, con persone consapevoli del contesto di esercitazione. Concorda finalità, modalità e uso delle informazioni prima di iniziare; porta al formatore i dubbi che emergono.
Una scheda semplice può rendere ogni esercitazione più utile:
- Richiesta iniziale: che cosa vuole affrontare la persona, con le sue parole?
- Obiettivo della conversazione: che cosa vuole chiarire o decidere oggi?
- Domande utilizzate: quali hanno aperto possibilità, quali hanno creato confusione?
- Azione scelta: che cosa farà la persona e quando?
- Verifica: quale osservazione userete per capire se l’azione è stata utile?
- Feedback al coach: quale comportamento vuoi migliorare nella prossima prova?
Questa è una traccia didattica, da adattare alla formazione e al contesto. Non è una scheda diagnostica. Il valore del feedback sta nella precisione: “hai interrotto prima che il cliente finisse di descrivere il problema” è più utilizzabile di “devi essere più empatico”.
6. Prepara il passaggio alle prime attività
Quando inizi a presentare il tuo lavoro, descrivi il servizio in modo comprensibile: destinatari, obiettivi affrontabili, modalità degli incontri, impegno richiesto e criteri con cui rivedere il percorso. Evita di promettere risultati che dipendono anche dal cliente e dal suo contesto.
Prepara una breve presentazione professionale e una descrizione delle tue competenze effettive. Se documenti un’esercitazione o un caso, separa le osservazioni dalle interpretazioni e concorda con la persona ogni eventuale uso pubblico. Un esempio didattico deve essere presentato come tale.
Acquisire clienti è un’attività ulteriore rispetto alla formazione: richiede una proposta comprensibile, relazioni professionali e continuità. Il completamento di un corso non consente di prevedere il numero di incarichi che riceverai.
Come funziona la formazione Protocollo 27
Protocollo 27 è il percorso formativo fondato da Antonio Valente e basato su 27 pilastri, con applicazione pratica del Metodo Sincro. La formazione è live online e prevede 12 incontri settimanali in tre mesi, in due modalità:
- Piccolo gruppo: massimo dieci partecipanti, gruppo chiuso, incontri di due ore con confronto e pratica.
- Individuale: incontri 1a1 di un’ora, con un percorso calibrato sui tuoi tempi e sul settore in cui vuoi applicarlo.
Sono inclusi materiale videoregistrato iniziale, approfondimenti, lavoro sulla costruzione dei pacchetti di coaching e tre mesi di supporto sulle sessioni di prova con i primi clienti dopo la formazione.
Il percorso prevede un esame finale e il rilascio del diploma e del tesserino tramite ASI, oltre all’attestato Protocollo 27. Nel colloquio vengono illustrati requisiti e condizioni del rilascio. L’eventuale collaborazione con il gruppo è una valutazione distinta dall’iscrizione.
Puoi consultare formati e caratteristiche di Protocollo 27 oppure richiedere informazioni sulla formazione. Il modulo invia una richiesta di ricontatto: durante il confronto potrai descrivere il tuo punto di partenza e valutare il formato adatto.
Domande frequenti
Quanto tempo occorre per diventare mental coach?
La durata di un corso e il tempo necessario a sviluppare competenza sono due cose diverse. Protocollo 27 prevede tre mesi di formazione e tre mesi di supporto sulle prime sessioni di prova. La preparazione personale dipende anche dall’esperienza iniziale, dalla pratica e dai feedback ricevuti.
Si può iniziare senza esperienza di coaching?
Il materiale iniziale di Protocollo 27 parte dalle basi. Nel colloquio è utile condividere studi, esperienza professionale e obiettivi, per valutare il punto di partenza e l’impegno richiesto.
Un percorso online permette di fare pratica?
Sì, se include esercitazioni, interazione e feedback. Nel valutare un corso, chiedi come viene osservato il tuo lavoro e quanto spazio avrai per esercitarti. Il fatto che sia online, da solo, non descrive la qualità della pratica.
Il corso assicura un lavoro?
No. Formazione, supporto sulle prime sessioni e selezione per eventuali collaborazioni sono aspetti distinti. Presentare bene il servizio e costruire relazioni con potenziali clienti resta parte del lavoro professionale.